La nuova Ubuntu prevista per Ottobre 2009 ha il nome in codice “Karmic Koala“.
Fin qui, magari, al parte il simpatico nome esotico, non ci sarebbe nulla di interessante da aggiungere, ma cercando un pò ed approfondendo, si iniziano a scoprire alcune interessantissime idee riguardo la focalizzazione tecnologica della nuova distribuzione.
Ed ecco qui che tra i principali orientamenti della versione server compare il “cloud computing” ed una maggiore attenzione alle tematiche “green” come il risparmio energetico. La capacità di dinamicizzare la creazione di nuovi server, spegnere ed accendere servizi sulla base delle necessità (per ottimizzare il consumo energetico), l’incremento delle prestazioni riducendo i consumi, son tutte funzionalità orientate al grande mondo dell’elaborazione “cloud” che in questi ultimi tempi è sempre più un argomento caldissimo.
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Carissimi, finalmente, dopo tanto tempo, ho deciso di far rinascere dalle ceneri della zio-soffitta il mio vecchio amico “couldbeyours” (CBY). Il caro CBY è la mia workstation Ubuntu che utilizzo per lo sviluppo di alcuni progetti open di cui vi parlerò presto. Ad oggi è così composta:
- Processore AMD 64 5000+ (X2) [out-of-the-box]
- 4GB DDR2 800 RAM [out-of-the-box]
- HDD SATA 1TB [out-of-the-box, si letto bene... 1 TeraByte]
- Motherboard ASROCK k10n78hsli-GLAN [out-of-the-box, tutti i componenti riconosciuti]
- Wi-Fi card D-Link 520G+ [questa ha richiesto ndiswrapper]
- Adattatore Bluetooth [out-of-the-box]
- Scheda Video Point of View NVIDIA GeForce 8500GT 1GB VRAM DDR2
A livello software, invece, ho installato Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex 32bit (una scelta radicale, dovuta alla comunque maggiore disponibilità di software rispetto alle versione a 64bit) con una marea di software, non solo multimediale, ma anche diversi tipi di servizi, database, programmi per la conversione dei formati, programmi per l’amministrazione del sistema,…
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Da qualche tempo, assieme ad alcuni miei studenti, stiamo lavorando su un progetto legato alla virtualizzazione di sistemi operativi e nodi di rete. Quale migliore occasione per rispolverare un pò di sano e vecchio shell scripting?!? Nell’ambito di questo progetto abbiamo avuto bisogno di creare uno script BASH che venisse regolarmente lanciato da cron (il servizio di gestione periodica dei processi). Il nostro script, a sua volta, lancia un processo, se non è già stato lanciato precedentemente.
Ecco, il problema che ci siamo trovati a dover risolvere è proprio il seguente: come faccio a creare uno script che rileva se il processo che esso stesso lancia è già stato avviato ?
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Da qualche settimana ormai è stata rilasciata la release 4.2 del noto Desktop Environment KDE. Molto attesa, direi, e le aspettative degli utenti su questa prima vera release rilasciata “alle masse” erano molteplici. Devo ammettere che sbirciando nei vari screenshot qua e là in rete il capriccio di provarla non mi abbandonava.
Da diversi anni utilizzo ormai il DE made piedone (GNOME) di cui apprezzo la ineguagliabile “pulizia” e semplicità abbinate ad una ampia ricchezza di funzioni (esistono altri DE ancora più semplici e puliti, ma che a mio parere, poi, sacrificano funzionalità ed automatismi). Ok, magari qualche screenlet non è proprio il massimo, graficamente parlando,…così, senza tradire il “piedone” ho voluto fare una prova e vedere cosa effettivamente spinge la gente a far tanto rumore per questa ultima, fantasmagorica, KDE.
Bhè…che ci crediate o no…la mia esperienza con KDE 4.2 è durata meno di 4 ore…in tutto, compresa l’installazione. Attenzione: non voglio ora sminuire l’enorme mole di lavoro che il team di sviluppo KDE ha condotto e sta conducendo quotidianamente, ma obiettivamente…non c’è paragone con la GNOME, almeno al momento.
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Da qualche giorno, con il rilascio delle prime immagini iso Alpha-1 e il messaggio ufficiale di Mark (Shuttleworth, ovviamente!) è noto il nome in codice ufficiale della ottobrina release di Ubuntu: Intrepid Ibex.
Le immagini iso della Alpha-1 sono state rilasciate il 28 Giugno (con un breve ritardo rispetto alla roadmap prevista), per ora solo disponibili per la versione server e per quella alternate, potete scaricarle a questo indirizzo : Ubuntu 8.10 (Intrepid Ibex)

Qualche curiosità sul nome: come saprete la tradizione ubuntu suggerisce l’utilizzo del nome di un animale associato ad un aggettivo che lo caratterizzi. Come già successo per le release precedenti, anche per la release in “incubatore” il nome scelto è appunto Intrepid Ibex, letteralmente “Intrepido Stambecco”. In realtà mentre l’aggettivo intrepido bene si adatta allo spirito che aleggia nelle release autunnali (generalmente sono quelle che includono maggiore innovazione) per lo “stambecco” io avrei qualche riserva…scherzi a parte: va bene così. Tutta la community che collabora allo sviluppo di Ubuntu Linux, ancora una volta sta mantenendo le promesse.
Tra le novità che verranno introdotte in questa versione meritano una citazione particolare: la maggiore integrazione con l’hardware dei subnotebook (i micro-portatili, per internderci), un netto perfezionamento delle procedure di collegmento alle reti wireless (sistema point-and-click), un elementare supporto al collegamento alle reti mobili di 3rd generazione, diversi miglioramenti alle procedure di avvio del sistema e molto altro.
Intanto una “sorpresa” è bella ed evidente: ad installazione terminata…sembra che al momento il tema grafico predefinito sia tutto a “tema scuro” come potete vedere di seguito (immagini cortesia di Paul Ryan, da arstechnica.com).
Che siano solo prove in corso ?!?! Vedremo…a me piace un bel pò a dire il vero.
Stay tuned !
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